Fotovoltaico in condominio a Roma: assemblea e millesimi
Fotovoltaico in condominio a Roma: l'art. 1122-bis, le maggioranze in assemblea, il riparto per millesimi e l'autoconsumo collettivo.
Aggiornata al 20 giugno 2026 · a cura di Omnia Impianti, dal 1965
Mettere il fotovoltaico in condominio a Roma si può, e più spesso di quanto si creda. Un singolo condòmino può installare l’impianto sul tetto comune per la propria casa; il condominio, invece, può realizzare un impianto sulle parti comuni o avviare l’autoconsumo collettivo. Vediamo regole, maggioranze in assemblea e come si ripartiscono le spese.
Tre strade diverse, non una sola
Quando si parla di fotovoltaico in condominio si fa spesso confusione, perché si mescolano situazioni diverse. In realtà le strade sono tre, e conviene tenerle separate fin dall’inizio:
- l’impianto del singolo condòmino sul tetto comune, per la sua sola abitazione;
- l’impianto condominiale sulle parti comuni, che alimenta i servizi del palazzo;
- l’autoconsumo collettivo, in cui più appartamenti condividono l’energia di un impianto comune.
Cambiano le regole, le maggioranze e i conti. Le vediamo una per una.
L’impianto del singolo: l’articolo 1122-bis
È il caso più frequente: vivi in un appartamento e vuoi il tuo impianto, ma il tetto è comune. La legge ti dà ragione. L’articolo 1122-bis del Codice Civile riconosce a ogni condòmino il diritto di installare impianti da fonti rinnovabili al servizio della propria unità sul lastrico solare o su altra parte comune idonea.
In pratica devi informare l’amministratore prima di iniziare, indicando come intendi procedere. L’assemblea non può vietarti l’installazione, ma ha un potere: può prescrivere, con apposita delibera, modalità di esecuzione diverse o un punto di posa alternativo, per ragioni di sicurezza, stabilità o decoro dell’edificio. Le spese, in questo caso, sono tutte a tuo carico, e così i benefici.
L’impianto condominiale: maggioranze e riparto
Quando invece è il condominio a volere l’impianto, per alimentare i servizi comuni (ascensore, illuminazione delle scale, autoclave, cancello), serve una delibera dell’assemblea. Qui la buona notizia è la maggioranza: gli interventi sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico godono di una maggioranza agevolata.
Basta il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio (cioè 334 dei 1.000 millesimi). È una soglia più bassa di quella prevista per le innovazioni ordinarie, pensata apposta per non bloccare questi lavori. Le spese e l’energia prodotta si ripartiscono per millesimi, secondo le tabelle condominiali.
L’autoconsumo collettivo: condividere l’energia tra gli appartamenti
C’è poi la possibilità più interessante per le famiglie del palazzo: l’autoconsumo collettivo. Qui un unico impianto sul tetto non serve solo le parti comuni, ma condivide l’energia tra i singoli appartamenti che decidono di partecipare. Il meccanismo è lo stesso delle comunità energetiche: l’energia prodotta e consumata nello stesso momento dai membri viene premiata con una tariffa incentivante del GSE.
Per un condominio è spesso la formula che rende di più, perché trasforma un tetto inutilizzato in un beneficio diffuso tra chi ci abita. Funziona come una piccola comunità energetica racchiusa in un solo edificio: se vuoi capire la logica della condivisione, leggi la guida sulle comunità energetiche rinnovabili. E poiché i consumi del palazzo si distribuiscono nell’arco della giornata, l’accumulo aiuta a far coincidere produzione e prelievi.
Le tre strade a confronto
| Intervento | Cosa serve | Chi ne beneficia |
|---|---|---|
| Impianto del singolo (art. 1122-bis) | comunicazione all'amministratore, nessuna autorizzazione | il singolo condòmino |
| Impianto sulle parti comuni | delibera con maggioranza agevolata (intervenuti + 334 millesimi) | il condominio, riparto per millesimi |
| Autoconsumo collettivo | impianto comune + adesione al GSE | gli appartamenti che partecipano |
Lo schema vale a metà 2026 e va calato sul regolamento del tuo condominio. Per gli aspetti di voto e ripartizione conviene sempre coinvolgere l’amministratore.
Come ci muoviamo a Roma
Tra le palazzine dei quartieri romani il tetto è quasi sempre una risorsa sprecata. Noi seguiamo il condominio nelle parti che contano: sopralluogo sulla copertura, progetto dell’impianto, documentazione tecnica da portare in assemblea e, una volta deliberato, installazione e pratiche di connessione. L’amministratore ha un unico interlocutore, dal primo sopralluogo all’allaccio.
Per farsi un’idea dei numeri prima dell’assemblea, è utile partire da una stima: il simulatore gratuito dà un primo ordine di grandezza di produzione e risparmio.
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Fonti
- Codice Civile, art. 1122-bis e art. 1120 — impianti da fonti rinnovabili in condominio e maggioranze per le innovazioni.
- GSE — Gestore dei Servizi Energetici — autoconsumo collettivo e comunità energetiche.
Domande frequenti
Posso usare il tetto condominiale per il mio impianto fotovoltaico?
Sì, l'articolo 1122-bis del Codice Civile ti riconosce il diritto di installare un impianto fotovoltaico al servizio della tua unità sul tetto o sul lastrico comune. Devi solo informare l'amministratore prima dei lavori. L'assemblea non può vietartelo, ma può indicare le modalità di esecuzione o un posizionamento alternativo per tutelare il decoro.
Che maggioranza serve in assemblea per il fotovoltaico condominiale?
Per un impianto condominiale serve una delibera dell'assemblea, ma con una maggioranza agevolata: trattandosi di un'opera per le fonti rinnovabili, basta il voto della maggioranza dei presenti che rappresenti almeno un terzo del valore dell'edificio (334 millesimi). Se invece installi solo per la tua unità sul tetto comune, non serve l'autorizzazione assembleare.
Conviene un impianto condominiale o individuale?
Dipende dagli obiettivi del condominio. Un impianto sulle parti comuni alimenta i servizi condominiali (ascensore, luci delle scale, autoclave) e si ripartisce per millesimi. Se invece volete coprire i consumi dei singoli appartamenti, la strada più interessante è l'autoconsumo collettivo, che condivide l'energia tra le unità con un meccanismo simile alle comunità energetiche.